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domenica 27 ottobre 2013

Correre sul tapis roulant?

Correre sul tapis roulant?

corsa-su-tapis-roulantVantaggi e svantaggi

Correre sul tapis roulant può essere una valida alternativa alla corsa all’esterno?


In inverno spesso il freddo e il buio scoraggiano le uscite e si potrebbe pensare di allenarsi in una calda palestra... ma la noia? L'aria viziata?
Io personalmente amo l'aria, le stelle, il vento, i grilli, ecc. ma posso capire che in certe situazioni sia difficoltoso correre all'esterno.
In realtà non esiste una risposta generalizzata che vada bene per tutti: dimagrire con il tapis roulant è sicuramente un’ottima opzione mentre per l’allenamento specifico alla corsa sussistono diverse controindicazioni. Tuttavia nella maggior parte dei casi, la corsa all’aperto non e’ al 100% sostituibile con il tapis roulant.
Per poter capire meglio cosa intendiamo e’ importante indagare i pro e i contro dell’attrezzo, precisando che ci riferiamo ai modelli di tapis roulant motorizzati, in quanto i tapis roulant magnetici sono a nostro parere inadeguati alla pratica costante della corsa.

Partiamo nella nostra analisi evidenziando gli svantaggi del tapis roulant:
1. Correre sul tapis roulant rende la corsa “noiosa”: bisogna ammettere che la corsa all’esterno permette di variare molto di più l’ambiente di allenamento ed il paesaggio contribuendo ad alleviare il tedio e la fatica e ad aiutare quando gli allenamenti sono lunghi. Almeno fino a quando non si inventeranno un tapis 4D…;
2. Per la maggior parte delle persone, me compreso, correre sul tapis è più faticoso. Questo perché il movimento del tappeto porta indietro il piede proprio nel momento in cui l’avampiede dovrebbe spingere in avanti il corpo dell’atleta. Ne consegue un movimento che per molti utilizzatori risulta innaturale e difficoltoso, rendendo molto arduo mantenere velocità elevate. Io ad esempio fatico moltissimo a scendere sotto i 4:30 (min/km) sul tappeto, invece in strada vado una meraviglia!;
3. Correre su un tapis comporta il doversi allenare al chiuso, di solito in una palestra, dove il clima è, per la maggior parte dell’anno, più caldo rispetto all’esterno. Questo comporta maggiori problemi di dissipazione del calore e quindi determina una minor resistenza agli sforzi prolungati e/o intensi;
4. Poiché manca la spinta in avanti, si lavora di più di quadricipiti e, per evitare il contatto con il nastro, si tende a sollevare maggiormente il piede con conseguente maggior lavoro del tibiale anteriore. Molti soggetti riscontrano un maggiore senso di affaticamento;
5. A causa dell’eccessiva elasticità e ammortizzamento, la corsa prolungata tapis roulant aumenta i rischi di danni o infiammazioni al tendine d’Achille e alle ginocchia, oltre ad un maggior affaticamento muscolare nei soggetti non abituati all’attrezzo;
6. Sul tapis roulant la gestione dell’allenamento è molto più difficile; simulare i vari tipi di allenamento non è facile, a volte impossibile se l’atleta è di livello medio-alto (vedi ripetute sui 400, o simili, quasi impossibile);
7. L’estrema regolarità dell’appoggio non permette di allenare la propriocezione a dovere, mentre le gare podistiche si svolgono all’esterno per cui, in vista di un’eventuale partecipazione, occorrerebbe allenarsi almeno in parte sulla superficie prevista per la manifestazione;
8. Se non siete iscritti ad una palestra ma volete utilizzare il tapis roulant in casa vostra, dovrete prevedere un esborso non indifferente: un tapis roulant di qualità media può costare tranquillamente più di 1000 euro;

Analizziamo alcuni vantaggi del tapis roulant:
1. Correre sul tapis permettere di non essere sottoposti a pioggia, vento, neve, oltre al buio. Se posto in ambiente climatizzato rende possibile l’allenamento anche nei periodi più caldi ed afosi. Questo permette di effettuare sedute di allenamento in qualsiasi giorno dell’anno, a qualsiasi ora, in tutta sicurezza: un’ottima opzione per chi utilizza il tapis roulant per dimagrire o per chi segue tabelle di allenamento in funzione di uno specifico evento;
2. I tapis roulant sono generalmente molto ammortizzati, riducendo la severità dell’impatto sulle articolazioni rispetto all’asfalto o al cemento;
3. Una volta trovato il giusto equilibrio, correre sul tapis roulant può risultare più facile grazie alla estrema regolarità dell’appoggio (privo di dossi, pietre, buche etc.) e alla velocità costante;
4. Grazie alla possibilità di impostare precisamente la velocità, è possibile eseguire allenamenti strutturati (con diversi cambi di ritmo) anche per chi ha scarsa sensibilità alla velocità di corsa; i tappeti moderni sono inoltre dotati di programmi pre-impostati che permettono di variare l’allenamento e renderlo meno noioso;
5. La possibilità di variare l’inclinazione permette di simulare la corsa in salita anche per chi abita in zone totalmente pianeggianti, evitando inoltre il traumatismo della discesa;
6. Correndo sul tapis roulant è possibile guardare la TV o ascoltare musica, che per un principiante con scarso allenamento mentale può essere una buona fonte di distrazione dalla fatica;

In conclusione a mio avviso il tapis roulant e’ utile solo come "back-up" all'allenamento su strada e pista. Piuttosto che non allenarsi per cause avverse (neve ad esempio) si può pensare a una sessione in palestra. Ma allenarsi all'interno regolarmente può andare bene solo per lavori di tonificazione con pesi e macchine varie.
Per correre seriamente aria aperta e ancora aria aperta.

sabato 19 ottobre 2013

Per ridurre il rischio di diabete dobbiamo mangiare più frutta

Per ridurre il rischio di diabete  dobbiamo mangiare più frutta

Più «gustoso» prevenire l’iperglicemia
Mele e uva hanno antiossidanti che difendono il pancreas

La corsa fa bene, ma correre non basta, dobbiamo anche seguire una dieta mediterrane avcon tanta frutta e verdura.

mangia_fragola
Consumare frutta (e verdura) in abbondanza è una delle raccomandazioni che si sentono ripetere più spesso, la frutta, però, è anche zuccherina, e può quindi venire naturale chiedersi se questa raccomandazione possa valere anche per la prevenzione del diabete di tipo 2. Poiché dagli studi finora non era emersa una risposta chiara, alcuni scienziati, guidati da ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston (USA), hanno ipotizzato che più che la quantità di frutta, sia il tipo di frutta a influenzare il rischio di diabete di tipo 2.
Per verificarlo, in uno studio, recentemente pubblicato sul British Medical Journal on line, i ricercatori hanno esaminato i dati raccolti in ben 24 anni su più di 187 mila adulti partecipanti a tre vasti studi longitudinali. Tali studi prevedevano il monitoraggio dello stato di salute e di vari fattori legati allo stile di vita, compreso il consumo di frutta e di specifici tipi di frutta. I ricercatori hanno osservato che chi consumava almeno due porzioni alla settimana di mirtilli o uva o mele e pere aveva un rischio di ammalarsi di diabete 2 rispettivamente del 23%, del 18% e del 15% inferiore rispetto a chi ne mangiava meno di una porzione al mese. Al contrario, chi consumava una o più porzioni al giorno di succo di frutta aumentava il rischio di soffrire di diabete 2 di circa il 21% rispetto a chi ne consumava meno di una porzione alla settimana. «Alcuni tipi di frutta — commenta Gabriele Riccardi, professore di Malattie del Metabolismo, Università Federico II di Napoli — sembrano particolarmente efficaci nella prevenzione del diabete tipo 2, probabilmente in ragione degli antiossidanti che contengono.
Lo stress ossidativo, prodotto dal l’iperglicemia, danneggia la funzione delle beta cellule pancreatiche che producono insulina e quindi si genera un circolo vizioso che causa livelli di glicemia sempre più elevati. Le sostanze antiossidanti della frutta, in particolare quelle appartenenti alla famiglia dei polifenoli, tra cui le antocianine (che danno il colore blu ai mirtilli) o l’acido clorogenico (presente in mele e pere ma anche nel caffè) o il resveratrolo (contenuto nell’uva nera) hanno un’azione protettiva nei confronti delle beta cellule e favoriscono l’utilizzazione del glucosio nel muscolo. I succhi di frutta, che non hanno più la struttura compatta del frutto originario e vengono rapidamente digeriti nell’intestino tenue, generano un brusco innalzamento della glicemia che neutralizza tutti i benefici degli antiossidanti».frutta
frutta 

Insomma correte, allenatevi, ma prima e dopo fate tante merende e pasti con frutta e verdura abbondanti; il vostro pancreas vi ringrazierà.

domenica 13 ottobre 2013

Correre con continuità non fa venire

l’artrosi alle ginocchia

Una ricerca mette in discussione una convinzione consolidata: il jogging non compromette la cartilagine


correre_ginocchioI patiti del jogging possono dormire sonni tranquilli e, viceversa, chi lo sport preferisce vederlo alla televisione non ha più scuse: correre, anche su lunghe distanze come fanno i maratoneti, non comporta alcun rischio di artrosi del ginocchio. Anzi: potrebbe persino essere benefico. Basta leggere uno studio, condotto da Paul Williams del Lawrence Berkeley National Laboratory di Berkeley (California) su almeno 75mila corridori, pubblicato nel luglio scorso, per averne le prove. L’obiettivo dello studio era proprio quello di sfatare un mito: l’idea comune che carichi ripetuti sul ginocchio, uno a ogni falcata, potessero alterare la cartilagine dell’articolazione e quindi favorire l’osteoartrite.

GINOCCHIA SANE - Non è così, anche quando gli sportivi non sono più giovani e viaggiano verso la mezza età hanno meno probabilità di andare incontro a un’osteoartrite rispetto ai loro coetanei meno sportivi. A un patto, però: che le loro ginocchia siano sane in partenza. Ma la spiegazione rimaneva un mistero. Alcuni ricercatori della Queen’s University a Kingston (Ontario) hanno allora cercato di capire che cosa succede, da un punto di vista biomeccanico, quando si corre e quando si cammina. Molti medici, infatti, raccomandano ai loro pazienti, anche anziani, di camminare sia per evitare di prendere peso sia per prevenire problemi alle ginocchia. E i risultati sono appena stati pubblicati sulla rivista Medicine Science in Sport Exercise.

SENSORI SU BRACCIA E GAMBE - Ecco l’esperimento. I ricercatori hanno prima selezionato 14 corridori dilettanti (metà donne) senza problemi articolari, hanno poi collocato sulle loro braccia e gambe dei sensori capaci di monitorare i movimenti e li hanno invitati a correre e, alternativamente, a camminare lungo un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo il quale avevano collocato rilevatori per misurare l’impatto dei piedi sul terreno. Per semplificare: i corridori «colpivano» il suolo con una forza pari a otto volte il loro peso corporeo quando correvano e pari a tre volte quando camminavano. Ma con una differenza: quando si corre, si viene a contatto con il terreno un numero minore di volte rispetto a quando si cammina e per un lasso di tempo inferiore.

SOLLECITAZIONE - Risultato netto: la sollecitazione che riceve il ginocchio durante una corsa è la stessa di una camminata, a parità di distanza. Secondo i ricercatori è questa la spiegazione biomeccanica del perché i corridori non mettono a repentaglio la salute delle loro ginocchia e del perché il jogging potrebbe essere addirittura benefico per le articolazioni. Secondo Ross Miller dell’University of Maryland, infatti, una sollecitazione ciclica della cartilagine del ginocchio ha un effetto positivo perché stimola le cellule a rigenerarsi, ma questa osservazione non è ancora sufficiente per suggerire la corsa come pratica per prevenire l’osteoartrite. Perché ci sarebbe anche un rovescio della medaglia: gli amanti della corsa possono andare incontro al cosiddetto “ginocchio del corridore”, cioè alla sindrome femoro-rotulea che provoca dolore proprio nella parte anteriore del ginocchio.
Dal Corriere.it

lunedì 7 ottobre 2013

Quattro consigli per correre sotto la pioggia (con piacere !)

Quattro consigli per correre sotto la pioggia (con piacere !)
 
woman_runner_rainL'autunno è iniziato e le giornate uggiose iniziano a far parte del quotidiano. Quando vogliamo uscire per correre la pioggia ci promette allenamenti piuttosto bagnati…
… ma per me correre sotto la pioggia è come nuotare nell'oceano: una immersione totale nella natura selvaggia che mi provoca un senso di benessere e di fusione totale con gli elementi che mi circondano. Una sensazione bellissima!
Tuttavia sentendo molte persone vicino a me i pareri sono abbastanza negativi e di stupore quando  dico che vado ad allenarmi sotto la pioggia battente.
Numerosi corridori scrutano il cielo prima di essere convinti sul principio di una seduta d'allenamento. Come se qualche goccia potesse limitare la qualità del loro sforzo ! Convivere con la pioggia ? è assolutamente possibile…
Da una piccola statistica personale risulta che l'evento atmosferico più bloccante in assoluto è la pioggia. Tale asserto è vero quanto più il soggetto è un principiante; infatti chi inizia è spesso pronto ad affrontare caldi africani (assecondando la purtroppo comune credenza che sudare fa dimagrire!), freddi polari (basta coprirsi con otto felpe!), bore da record ecc., ma la pioggia, quella no!

Il malanno… - Anche runner molto esperti e allenati temono la pioggia, vedendola come sinonimo di malanno. Non si sa in base a quale spiegazione medica, correre nella pioggia dovrebbe provocare mal di gola, raffreddori ecc. è fondamentale capire che

i malanni di stagione dipendono dalla temperatura, non dalla pioggia in sé.

In altri termini se piovesse acqua calda, nessun malanno. La pioggia però venendo a contatto con il corpo (direttamente o tramite i capi bagnati) lo bagna e l'acqua, evaporando, lo raffredda ulteriormente, aggravando la situazione termica che in inverno non è certo ottimale. L'atleta ha però un vantaggio rispetto al sedentario che casualmente si inzuppa d'acqua in una giornata con temperatura già rigida: essendo sotto sforzo, il suo corpo è già pronto a reagire a un abbassamento di temperatura con calore prodotto dall'interno. Il trucco quindi per evitare malanni non sta pertanto nel coprirsi oltremisura (anzi, è controproducente perché sudando molto, il sudore è del tutto equivalente a una pioggia "dall'interno" con lo stesso principio di evaporazione raffreddante descritto per l'evento atmosferico), ma nel non rimanere al freddo bagnati, una volta finito lo sforzo e iniziato il recupero; si consideri che il periodo in cui si ritorna in condizioni di normalità (cioè quando il corpo smette di funzionare da stufa) dipende dallo sforzo fatto: in quest'ottica il runner esperto, arrivando a intensità di sforzo maggiori rispetto al principiante, è sicuramente favorito. In genere il periodo di riequilibrio termico per uno sforzo medio non è mai inferiore a 5'; in tale lasso di tempo conviene cambiarsi (anche all'aperto), indossando abiti asciutti.

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1. Adeguare l'equipaggiamento alle circostanze
Non è necessario usare il k-way se piove moderatamente! La tenuta deve essere scelta in funzione della durata della seduta d'allenamento prevista, e dell'intensità delle precipitazioni.
Se piove ininterrottamente:
. Indossare un berretto per non essere infastiditi dalle gocce che gronderebbero dalla fronte.
. Indossare un antivento impermeabile ma traspirante (tecnico).
. Proteggere le zone di sfregamento, essere più meticolosi del solito. L’acqua appesantisce gli indumenti che, e a loro volta, diventano causa di irritazioni.
. Portare con se gli oggetti indispensabili. Prima di uscire, verificare che i soldi, la carta di credito e qualsiasi altro effetto personale, siano correttamente protetti all'interno di una tasca impermeabile.
2. Sei bagnato, e allora?
Quando si decide di correre sotto la pioggia la cosa più antipatica è bagnarsi. Quando gli indumenti e i piedi sono inzuppati d'acqua, il movimento sportivo diventa naturale.
Probabilmente ti sorprenderai, quando proverai piacere nel correre sotto la pioggia, mentre altri cercano di ripararsi.

Ricordati che non potrai scegliere le condizioni climatiche della prossima corsa. Che cosa farai se piove ? è meglio abituarsi a correre sotto la pioggia e saltare allegramente nelle pozzanghere. Ci si bagna ? E allora…

3. In caso di temporale
è possibile che il semplice acquazzone si trasformi nel corso della seduta in diluvio o peggio, in temporale. Se corri in aperta campagna e sei sorpreso dal temporale, la cosa più saggia da fare è cercare un riparo. Ferma un automobilista (facendo evidenti cenni) e chiama qualcuno per farti venire a prendere (se hai il cellulare).
Se è impossibile, non entrare nel panico. Tieniti distante dagli alberi e rannicchiati per diventare più piccolo possibile : il fulmine colpisce sempre i punti alti.
4. Una volta al riparo…
Dare prova di buon senso e spogliarsi prima possibile per evitare di tenere addosso gli indumenti bagnati. Prenditi cura dei piedi e delle scarpe (in questo ordine).

Verificare che tu non abbia alcuna vescica: la pioggia può a volte ammorbidire l'epidermide e causare la comparsa di piccole piaghe. A proposito delle scarpe : togliere la soletta interna – la soletta amovibile – per farla asciugare separatamente.

L’accumulo di umidità può essere la causa di cattivi odori ma anche di una deformazione della scarpa. Una tecnica antica, consiste nel mettere carta di giornale dentro la scarpa per accelerare l'asciugatura.

è importante imparare a superare la difficoltà passeggerà dei primi ettometri. La pioggia debole o moderata, non deve dissuaderci dal correre. 
Buon allenamento !

giovedì 19 settembre 2013

La maratona è una disciplina interiore...

La maratona è una disciplina interiore che non ti fa dimenticare che il più grande avversario sei tu.

(Mauro Covacich)


giovedì 12 settembre 2013

Un atleta in corsa...

Un atleta in corsa è una scultura in movimento.

(Edwin Moses)

 
Foto: Un atleta in corsa è una scultura in movimento.
(Edwin Moses) 
 
Correre fa Bene http://www.correrefabene.it/index.htm
www.correrefabene.it
Correre Fa bene-Al fisico -Alla mente-Allo spirito e non solo... Gruppo creato da persone che amano correre e fare sport, per condividere esperienze

domenica 8 settembre 2013

E' il momento di iniziare seriamente ad allenarsi!

E' il momento di iniziare seriamente ad allenarsi!


palestra
E' settembre, è il momento di iniziare seriamente ad allenarsi e a pianificare un anno di sport (oltre ovviamente, a tutto il resto). Del cominciare a correre ne abbiamo già parlato, in questo caso vogliamo dare alcuni piccoli consigli per chi al correre associa un lavoro di potenziamento e di complementarità della parte superiore del busto.
In generale per chi corre è consigliabile fare anche un'attività complementare che posso aiutare allo sviluppo e all'allenamento armonico del proprio fisico.
Segnatevi a una palestra vicino casa, o vicino al vostro lavoro / studio (ancora meglio: sfruttate la pausa pranzo per allenarvi, mangiate di meno e staccate alla grande), e cominciate.
All'inizio è consigliabile andare il palestra due volte alla settimana per allenare coi pesi tutto il corpo in ogni seduta di allenamento che dovrà essere di 30/45 minuti. Poiché le macchine hanno un movimento predeterminato sono più adatte ai principianti. In seguito dopo 4/6 settimane passerete gradualmente all'uso dei manubri e bilancieri.
 Con il termine "ripetizione" o "rep" (repetition in inglese) s'intende il numero di volte che si esegue un movimento in un dato esercizio. Se, ad esempio, si parla di 10 ripetizioni di squat, vuol dire che bisogna eseguire 10 squat (accosciate) senza fermarsi per riposare.
 Con il termine "set" si intende una sessione completa del numero stabilito di ripetizioni. Continuando nell'esempio di prima, per fare due set di 10 ripetizioni, bisogna eseguire dieci ripetizioni dell'esercizio e , dopo una pausa, altre dieci.
La tecnica di esecuzione è ora molto importante: i pesi liberi non vi conducono durante l'esercizio come fanno le macchine; dovete essere voi a gestirli.
Nella stragrande maggioranza dei casi il motivo che spinge la gente a praticare "l'allenamento con i pesi"  è l'aumento della massa muscolare. Quindi, come regola generale, se riuscite a fare più di 12 ripetizioni di un dato esercizio vuol dire che dovete aumentare il peso nel set successivo. Viceversa, se non arrivate a 8 ripetizioni, riducete il carico (peso).
Le sedute settimanali passeranno a tre settimanali, i muscoli saranno allenati in maniera frazionata. Ad esempio:
·       Lunedì: pettorali - bicipiti - addominali - basso schiena.
·       Mercoledì: gambe - polpacci - spalle.
·       Venerdì: dorsali - tricipiti - addominali - basso schiena.
Mi preme chiarire che ci sono diverse scuole di pensiero sull'abbinamento dei muscoli da allenare.  E' più giusto allenare pettorali-bicipiti e dorsali tricipiti oppure pettorali-tricipiti e dorsali-bicipiti?
Secondo il mio parere e la mia esperienza, tenuto conto che gli esercizi per i pettorali sono esercizi di spinta (che allontanano l'attrezzo dal corpo), e che durante i pettorali vengono sollecitati anche, secondariamente, i tricipiti, è più opportuno allenare i bicipiti che sono più riposati e quindi pronti a dare il massimo sforzo. Allenando i tricipiti non avrei l'energia necessaria per un workout soddisfacente.
Parimenti, durante l'allenamento dei dorsali vengono sollecitati, seppur in maniera subordinata, i bicipiti, e quindi per lo stesso motivo appena detto preferisco abbinare i tricipiti ai dorsali.
In definitiva consiglio di sperimentare e di scegliere gli esercizi e gli abbinamenti più adatti alle proprie esigenze e agli obiettivi da raggiungere.
L'allenamento con i pesi viene classificato come una forma di attività anaerobica, ovvero "senza ossigeno".
 Infatti, tale attività è caratterizzata da un'intensità tale da rendere impossibile il rifornimento di ossigeno ai muscoli durante l'esercizio. Ecco il motivo per cui al termine di un set pesante (in particolare lo squat) ci si ritrova senza fiato. Questo sta ad indicare che l'organismo ha bisogno di ossigeno ed è per questo motivo che si rende necessario il periodo di recupero tra un set e l'altro, di solito 60/90 secondi sono sufficienti. 
L'allenamento con i pesi, body-building, trasforma il corpo agendo su due fronti:
1) incrementa la massa muscolare, 2) riduce il grasso corporeo
        Nella maggior parte dei casi l'allenamento con i pesi consente di ottenere un tono muscolare soddisfacente. Infatti, sovraccarica i muscoli, stimolandone la crescita, ed incrementa il dispendio energetico, bruciando calorie e grasso. Anche se non si aspira a diventare degli "ARNOLD" la diminuzione della percentuale di grasso corporeo mette in evidenza la forma naturale e il tono dei muscoli.  
        Quando si aspira a sviluppare una muscolatura più possente, l'allenamento diventa più impegnativo ed è necessario dedicare più attenzione alla scelta degli esercizi ed alla dieta. Ad esempio: allenare spalle e dorsali, per dare, l'illusione di un punto vita più sottile, contribuisce a modellare il fisico e a modificare l' aspetto.
Prima di addentrarsi nei dettagli dell'allenamento occorre prendere padronanza con i cosiddetti "fondamentali" che saranno il pilastro delle vostre routine in palestra. La caratteristica degli esercizi fondamentali è che fanno lavorare più muscoli contemporaneamente: il gruppo principale ed altri secondari. Ad esempio, le distensioni su panca orizzontale "bench press",  utilizzato per la massa dei pettorali, fa lavorare direttamente i pettorali e, secondariamente, i tricipiti e i deltoidi.
 Il contrario degli esercizi fondamentali sono quelli specifici, cioè che fanno lavorare un solo muscolo senza coinvolgere muscoli secondari. I leg extension, ad esempio, sono un esercizio specifico per i quadricipiti.
Gli esercizi fondamentali sono più adatti ai principianti perché consentono di usare un peso più elevato e quindi uno sviluppo ottimale della massa muscolare ponendo le basi per tutto il lavoro successivo.
Tutti gli esercizi vanno eseguiti in modo controllato. Non bisogna assolutamente strattonare i pesi o molleggiare altrimenti il rischio di traumi è elevato. Quando si è in palestra è bene concentrarsi molto sull'attività fisica e sull'obiettivo da raggiungere.
       Un problema da non sottovalutare e che purtroppo è comune a molti giovani di oggi:
        Ricordatevi che anche la respirazione ha la sua importanza. Come regola generale, espirate durante la fase di maggior sforzo (fase positiva) ed inspirate nella fase di ritorno (fase negativa).
         Il primo set di ogni esercizio di ogni gruppo muscolare, andrà eseguito in maniera leggera, con 20/25 ripetizioni per preparare al lavoro la muscolatura.
         Imparate, infine, a riconoscere il dolore negativo da quello positivo. Cioè il dolore causato da un esercizio eseguito in modo sbagliato o con un carico eccessivo (dolore negativo) oppure quello dovuto ad una sensazione di bruciore nei muscoli dovuta all'accumulo di acido lattico (dolore positivo).

giovedì 5 settembre 2013

Motivazioni...

Motivazioni...

2_donne_che_corrono













 
Da qualche parte nel mondo qualcuno si sta allenando e tu no. Quando lo sfiderai, lui ti batterà.

 

(Tom Fleming’s Boston Marathon Training Motto)

 Correre fa Bene http://www.correrefabene.it/passione_6.html

www.correrefabene.it
All'inizio è piuttosto difficile: bisogna uscire da schemi di comportamento ormai cristallizzati e si deve riattivare un fisico abituato a ritmi seden

martedì 3 settembre 2013

Non importa cosa trovi alla fine di una corsa...

Non importa cosa trovi alla fine di una corsa, l'importante è quello che provi mentre stai correndo.

Il miracolo non è essere giunto al traguardo, ma aver avuto il coraggio di partire.

Non è forte colui che non cade mai, ma lo è colui che dopo essere caduto si rialza e ricomincia.

Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni

(Jesse Owens)

 

sabato 24 agosto 2013

E' ora di iniziare ad allenarsi seriamente!!

Ragazzi, le vacanze stanno scivolando via, il caldo si attenuerà... è ora di iniziare ad allenarsi seriamente: muovete le gambe!! :-))

 

mercoledì 21 agosto 2013

Amo l'atletica perchè è poesia...

"Amo l'atletica perchè è poesia, se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta" - (Eugenio Montale)


Correre fa Bene http://www.correrefabene.it/index.htm
www.correrefabene.it
Correre Fa bene-Al fisico -Alla mente-Allo spirito e non solo... Gruppo creato da persone che amano correre e fare sport, per condividere esperienze

giovedì 15 agosto 2013

Correre per dimagrire: il consumo energetico durante la corsa di resistenza

Correre per dimagrire: il consumo energetico durante la corsa di resistenza

http://www.correrefabene.it/dieta_15.html


correre_alimentazione
Gli alimenti sono composti da cinque gruppi di principi nutritivi: carboidrati (glicidi), proteine, lipidi (o grassi), vitamine e minerali. I primi tre sono detti macronutrienti e sono caratterizzati dal loro contenuto calorico, in pratica dalla quantita’ di energia che forniscono all’organismo per ogni dose assunta. I valori calorici che indicativamente vengono riconosciuti per ciascun macronutriente sono rispettivamente  di 9 kcal per grammo per i grassi e di 4 kcal per grammo per i carboidrati e le proteine.


I carboidrati sono sostanze molto conosciute da chi pratica l’attività della corsa poichè vengono associati al concetto di energia (praticamente l’unica funzione svolta); possiedono un fattore critico, relativo alle capacità di riserva, vedremo nel seguito  perché.

Le proteine sono le sostanze maggiormente conosciute in quegli sport ove si ha come necessità o come scopo la crescita muscolare, tra le numerose funzioni svolte la principale è infatti quella plastica, di costruzione o rinnovamento dei tessuti. Il fabbisogno proteico di un organismo e’ direttamente proporzionale alla sua massa muscolare: più è estesa la cosiddetta “massa magra”, maggiori sono le proteine necessarie all’organismo per mantenerla.

I lipidi o grassi, che le diete tradizionali hanno tanto demonizzato (dirottando spesso i consumi sui carboidrati, il cui eccesso viene in ogni caso trasformato in ingrasso corporeo), sono anch’essi necessari al corpo umano, con svariate funzioni, tra cui quella di riserva energetica. Il fabbisogno è variabile soprattutto in funzione dell’attività fisica che si pratica.
Queste tre sostanze differiscono in vari aspetti ma sono tutte e tre essenziali per qualsiasi attività sportiva e, più in generale, per la vita dell’essere umano.


dieta_alim 
La corsa, che è sovente utilizzata a scopo di dimagrimento, ci permette di consumare una quantità di calorie indicativamente pari al nostro peso per ogni km percorso. In pratica, un individuo che pesa 70 kg, consumerà all’incirca 70 cal per ogni km di corsa; vale a dire che una corsa di 10 km produrra’ un dispendio calorico di circa 700 calorie. Di cio’ si dovra’ necessariamente tenere conto associando all’attivita’ fisica un regime alimentare adeguato per la perdita di peso: sebbene molti autori cerchino ancora di diffondere idee piuttosto “esoteriche” sul dimagrimento, legato ai fattori più disparati, è comunque assodato che, al di la’ delle percentuali di macronutrienti assunti sul totale degli alimenti ingeriti, si dimagrisce quando le calorie assimilate sono inferiori rispetto a quelle consumate.


Vediamo come ciascun macronutriente viene utilizzato nella corsa.
Le quantità di carboidrati che possiamo immagazzinare non sono infinite: nell’organismo ci sono circa 350-500 gr di glicidi, quasi tutti sotto forma di glicogeno; ad esempio un soggetto di 80 kg ha circa 400 gr di glicogeno nei muscoli e 100 gr nel fegato; meno dell’1% e’ glucosio circolante nel sangue.
La fonte di energia per la corsa (e ovviamente anche per gli altri sport) e’soprattutto il glicogeno contenuto nei muscoli; quello contenuto nel fegato puo’ essere riconvertito (tramite il processo detto glicogenolisi) a glucosio e trasportato dal sangue ai muscoli. Le scorte di glucidi che il nostro organismo riesce ad immagazzinare possono pertanto fornirci all’incirca 2000 calorie: un atleta di 70 kg di peso impieghera’ circa 30 km (arrivando al cosiddetto “muro”, spauracchio dei maratoneti) per consumarle: si tenga inoltre conto che non arriveremo mai a consumare il 100% delle scorte di glicogeno in quanto circa 180 gr sono necessari per le funzioni cerebrali.
E se intendiamo percorre piu’ di 30 km, se vogliamo ad esempio partecipare ad una maratona?
Innanzi tutto un fattore fondamentale per indurre l’aumento delle scorte di glicogeno muscolare è costituito dall’allenamento, specie dalla pratica abituale dei cosiddetti “lunghi”. In un maratoneta magro che da anni si allena tutti i giorni, la quantita’ massima che i suoi muscoli riescono a contenere e’ di 5 gr perogni kg di peso corporeo, mentre in un amatore che corre abitualmente 3/4 volte a settimana riuscira’ ad arrivare a 4 gr per ogni chilo. Un sedentario ne ha ovviamente molto meno. Quando si corre per piu’ di 30 km e’ dunque ovvio che la nostra energia verrà prodotta anche dagli altri macronutrienti: proteine e soprattutto grassi. Di questi ultimi, a differenza dei carboidrati come abbiamo gia’ visto, le scorte possono virtualmente essere infinite. Quindi purtroppo possiamo ingrassare all’infinito! Il fenomeno che si attiva per convertire in glicogeno il glicerolo proveniente dal consumo (catabolismo) dei grassi prende il nome di gluconeogenesi. Attenzione però, il nostro corpo non è abituato a consumare alte percentuali di lipidi durante l’attivita’ fisica e dobbiamo pertanto allenarlo. Come fare? Ovviamente utilizzando sedute di corsa che vadano oltre i 30 km (cosiddetti lunghi/lunghissimi), “insegnandogli” cioe’ad attivare la gluconeogenesi.
E’ bene comunque sottolineare che i grassi vengono utilizzati come energia per la corsa sia mediante la trasformazione in glucidi che direttamente: purtroppo il loro utilizzo necessita comunque della presenza di carboidrati, quindi una volta terminati gli zuccheri il corpo va comunque in crisi.
Anche le proteine possono essere utilizzate per produrre energia utile all’attivita’ della corsa: il processo per il quale alcuni aminoacidi (i componenti delle proteine) vengono trasformati in glucosio dipende dall’intensita’ del lavoro e della durata.
E’ opinione piuttosto diffusa il fatto che il consumo di grassi inizi una volta terminati i carboidrati: assolutamente falso! Il consumo di lipidi (e proteine) inizia una piccola percentuale anche all’inizio dell’allenamento. E’ vero invece che tale percentuale aumenta all’aumentare dei km percorsi, mentre le scorte di carboidrati si riducono. E’ quindi necessario affrontare una gara o un allenamento di lunghe distanze con le scorte di carboidrati piene: se gia’ in partenza il glicogeno nei muscoli e’ scarso la crisi purtroppo e’ garantita!

domenica 11 agosto 2013

Dove correre?

http://www.correrefabene.it/allenarsi_7.html

Dove correre?
Qual è il terreno migliore su cui correre?


correre_spiaggia_1
Chiaramente la pratica differisce dalla teoria per il solo fatto che spesso non possiamo scegliere il tipo di terreno su cui correre, sia per motivi di allenamento (il più vicino a casa), sia perchè le gare vengono disputate su percorsi già stabiliti a priori. Tuttavia possimo provare a fre un ragionamento differenziando e analizzando le varie tipologie di terreno più o meno adatte alla corsa.
Ci sono diversi  tipi di terreno sui cui possiamo correrere ed ogni tipo di fondo ha caratteristiche peculiari che possono risultare utili o critiche, anche in relazione al tipo di corsa (velocità e quantità di kilometri) e di corridore (runner principiante o esperto).
Ciò a cui dobbiamo fare maggiormente attenzione è il livello di “stress” a cui vengono sottoposte le nostre articolazioni, in particolar modo caviglie, ginocchia e anche.
Ad ogni passo che compiamo correndo l’impatto col suolo (3 volte il peso dell’atleta) viene trasmesso al corpo: le capacità di ammortizzazione delle articolazioni, l’utilizzo di scarpe protettive e la scelta di un terreno che possa assorbire in parte il “colpo” sono il giusto mix per scongiurare traumi nel medio e lungo periodo.
Cerchiamo di analizzare alcuni terreni e di veriricare quali possono esserne i pregi o i difetti.

 correre_asfaltoAsfalto
Sicuramente un tipo di superficie molto facile da trovare, la corsa su strada è la più frequente, specie per chi vive in città e non ha a disposizione grandi parchi. Con il termine asfalto possiamo indicare anche le piste ciclabili cittadine poste ai lati della strada, che spesso e volentieri non sono altro che asfalto verniciato.
Ha l’innegabile pregio della regolarità, il che scongiura la possibilià di mettere il piede in fallo. L’asfalto è una fondo piuttosto rigido, adatto alle prove di velocità, quindi particolarmente indicato per il runner che affronta un allenamento di qualità, durante il quale concentrarsi sulla tecnica del gesto piuttosto che sull’evitare buche o dossi. Per il principiante ha il vantaggio di essere una superficie che affatica meno i muscoli coinvolti nella corsa rispetto ad altri fondi.
Di contro la corsa su asfalto mette maggiormente a dura prova i tendini e non allena il piede ad adattarsi alle irregolarità e a mantenere la stabilità.
Consigliabile per le prove medie e le prove veloci per il runner evoluto, mentre da alternare ad altri fondi per lunghi o lunghissimi.
Una considerazione necessaria: in strada non siete soli, mantenete alta l’attenzione, cercate di evitare strade estremamente trafficate, con incroci o vie traverse e correte sul lato sinistro per vedere le auto che vi vengono incontro (ed evitarle in caso queste non vedano voi).

Cemento
Il cemento è un materiale estremamente rigido.
Il traumatismo dato dall’impatto del piede al suolo è piuttosto altro, quindi lo sconsiglierei a tutti i tipi di runner, se non per brevi tratti.

 correre_terraTerra battuta,  sentieri sterrati
Forse sono le superfici migliori su cui si può “avventurare” qualsiasi runner. Oltre ad essere generalmente preferibili alla strada perchè lontani dal traffico, quindi molto sicuri e con una qualità dell’aria migliore, questi tipi di terreni offrono una migliore ammortizzazione, riducendo i traumatismi da impatto. Per chi effettua lavori di qualità sono sicuramente più lenti dell’asfalto ma sono un ottimo surragato se la superfice è omogenea e non presenta particolari insidie (radici, dossi, pietre che sporgono), mentre per il principiante sono i terreni migliori in quanto il fondo assorbe parte dell’urto con il piede, oltre ad essere generalmente in collocazioni più suggestive (boschi, parchi, campagne)

 corsa_pratoPrati erbosi
Per questi tipi di terreni vale in parte quanto detto per la terra battuta, anche se occorre fare alcune considerazioni.
Se si decide di correre sull’erba è preferibile scegliere quella di un campo di calcio o di golf: il mando erboso è più basso ed il fondo è estremamente regolare. Se ci troviamo invece sul classico campo incolto o con erba oltre i 10 centimetri facciamo molta attenzione in quanto facilmente si possono nascondo insidie: pietre o sassi di grosse dimensioni, buche o altro (i solchi lasciati da mezzi agricoli, ad esempio) egregiamente nascosti dal manto erboso e che possono costarci una brutta storta, una slogatura della caviglia o una distorsione gel ginocchio. Inoltre correre su prati con erba non rasata può essere piuttosto impegnativo a livello muscolare: per un runner principiante è una difficoltà in più da affrontare (non ce ne fossero già abbastanza)

 correre_spiaggiaSabbia
Sebbene sia molto suggestivo, specie in alcune ore della giornata, preferisco altre superfici: il bagnasciuga può essere una buona superfice su cui correre ma ha spesso il difetto di avere una eccessiva inclinazione da un lato, costringendo il runner a modificare la propria postura. E’ consigliabile ad un principiante a patto che si inverta con una certa frequenza il senso di marcia e che il fondo sia sufficientemente regolare. Assolutamente sconsigliabili i tratti di sabbia asciutta, dove il piede non ha un appoggio regolare e costringe la caviglia ad un lavoro eccessivo (oltre a richiede uno sforzo muscolare troppo intenso, almeno per i principianti)
Come consiglio generale direi di evitare tutti i terreni con fondo sconnesso ed instabile (pietraie, sabbia asciutta, terreni fangosi o ghiacciati), lasciamoli agli appassionati di trail che sanno (forse) come interpretarli.

giovedì 8 agosto 2013

Addominali a "tartaruga"? Correre!

Addominali a "tartaruga"? Correre!

Corsa, addominali e postura

http://www.correrefabene.it/dieta_15.html

addolinali-scolpiti-a-tartaruga

Molti di voi si chiederanno cosa centrano gli addominali con la corsa e la postura? La risposta è: sono fondamentali, sia per la postura in genere, sia nella corsa, e sia come fattore estetico. Chi non hai invidiato quei fisici con le “tartarughe” ben evidenti? Quasi tutti! Vediamo di conoscerli meglio e come poterli sviluppare e utilizzare al massimo delle proprie potenzialità. 



Funzioni ed anatomia dei muscoli addominali
Gli addominali sono costituiti da un complesso di muscoli che rivestono la parete addominale, prendono origine dalle coste per inserirsi sul pube.
Le loro funzioni sono :
•    fornire un importante parete di contenimento dei visceri
•    la loro contrazione consente di flettere, inclinare dal proprio lato e ruotare il tronco
•    un ruolo particolare rivestono nella meccanica della respirazione
•    nel mantenimento di una corretta posizione della colonna vertebrale.

Analizzando le diverse funzioni si nota come una parete addominale non sviluppata e tonica creerebbe dei disagi al nostro corpo. Dei visceri non contenuti per eccesso di peso non farebbero altro che creare dei disagi e dolori alla zona lombosacrale, come lombosciatalgia, ernie discali, discopatie, o semplici dolori e tensioni muscolari. Inoltre, si noti come gli addominali subentrano in tutti i movimenti di flessione, inclinazione e rotazione del busto, un loro sviluppo aiuterebbero nell’esecuzione di qualsiasi movimento anche nella vita quotidiana.

Come allenarli?
Sono del parere che in ogni allenamento che si rispetti è la qualità dell’esecuzione dell’esercizio che fa la differenza. E’ inutile effettuare tante ripetizioni pensando di fare l’esercizio in maniera corretta, quando in realtà non è così. Quindi il consiglio è di curare prima l’esecuzione del gesto correttamente e poi intensificare la tipologia di esercizio da eseguire.
I fattori importanti da tener presente per lo sviluppo e mantenimento di una buona, tonica ed efficace parete addominali sono:
•    Corretta alimentazione, è inutile (come vedo fare spesso in palestra) svolgere 100, 200 addominali, quando il nostro addome è coperto da adipe. Se prima non eliminiamo quel grasso superfluo o ancor peggio quel sovrappeso, gli addominali non li vedrete mai svilupparsi. Quindi regolarizzate il peso (grasso corporeo) e poi effettuate esercizi per gli addominali. Anche perché con un peso eccessivo fareste il doppio della fatica e avendo meno risultati.
•    Esecuzione corretta, come abbiamo visto sopra l’esecuzione corretta dell’esercizio ci permette di ottenere notevoli risultati con minimo sforzo. Ad esempio, nel crunch tirare il capo in avanti non sollevando le spalle vi porterà ad avere un collo sviluppato, ma non un addome tonico. Inoltre l’esecuzione deve essere lenta e controllata, man mano possiamo aumentare il ritmo, o diversificare il ritmo, tra movimento di andata e movimento di ritorno per intensificare l’esercizio.
•    Respirazione corretta, visto e considerato che i muscoli addominali sono espiratori, nel momento che effettuiamo l’esercizio e quindi nella fase di sforzo (concentrica quando i capi articolari si avvicinano) dobbiamo espirare per rendere ancora più efficace lo stimolo allenante, e inspirando nella fase di ritorno (eccentrica). Se ci fate caso anche stando in piedi normalmente, espirando forzatamente notate che i muscoli addominali si contraggono e si tonificano.
•    Frequenza allenamenti, per quanto concerne la frequenza delle sedute da dedicare agli addominali nell’arco della settimana è un discorso individuale in base alla vostra preparazione. Il mio consiglio è per i principianti, per chi non gli ha mai eseguiti o li ha eseguiti di rado, vanno bene un giorno si e uno no, per dare il tempo di recuperare. Infatti, se ci fate caso quando non li effettuate da tanto tempo i dolori si avvertono il giorno dopo. Mentre per chi ha una certa predisposizione, e una già tonificazione è consigliato eseguirli anche tutti i giorni, non ci sono controindicazioni.
•    Serie e ripetizioni, anche qui per quanto concerne le serie , cioè costituite da un numero indefinito di ripetizioni, possono oscillare da 2 a 4 serie, di più non avrebbe senso. E’ meglio aumentare le ripetizioni “all’infinito” e non le serie. Il motivo è dato dal fatto che, come vedremo dopo, il recupero è meglio limitarlo al massimo tra una serie e l’altra. Le ripetizioni possono oscillare da 15 ripetizioni fino a 50. Tutto dipende dall’obiettivo che vogliamo raggiungere, tonificazioni e definizione, volume (massa muscolare). In linea di massima possiamo affermare che 20/30 potrebbe essere un numero standard per una normale routine addominale. Man mano che vi allenate vi accorgerete voi stessi che avrete necessità di modificare numero ripetizione, intensità dell’esercizio (difficoltà), qualità dell’esercizio svolto.
•    Recupero tra le serie, il recupero tra una serie e l’altra deve essere moderato per permettere agli addominali di non rilassarsi troppo. Infatti ci sono anche esercizi di mantenimento della posizione raggiunta (contrazione isometrica) per aumentare la difficoltà dell’esercizio stesso. Quindi idealmente diciamo 1’00/1’30, ma possono anche bastare 45” per i più allenati, ai 2’00 per chi non li allena con frequenza e regolarità.
Esercizi e errori da evitare (per gli esercizi completi vedere scheda potenziamento newsletter 24/03/ ’08 “potenziamento di richiamo)
•    Crunch al suolo, gambe piegate , piedi poggiati al suolo, sollevare il busto da terra tenendo le braccia o lungo in fianchi, o in direzione delle spalle o dietro la nuca. Ognuno delle varianti ha una sua difficoltà man mano che si allontanano le braccia dal busto l’esercizio è più difficile. Ideale per sviluppare il retto dell’addome.
Varianti: Crunch al suolo con gambe sollevate sulla panca , cruch con gambe a squadra.
Errore da evitare: tirare il capo in avanti , non sollevare le spalle da terra, non espirare nella fase di sollevamento del busto, sbattere il bacino a terra nella fase di ritorno.
•    Crunch in torsione, stessa posizione del crunch normale, sollevare il busto, espirare e fare una torsione in direzione del ginocchio dx, ritornare giù e andare a sx. Ottimo per lo sviluppo dei muscoli obliqui dell’addome.
Variante: Crunch in torsione con una gamba sollevata sul ginocchio opposto, crunch in torsione sulla panca.
Errori da evitare: stessi errori del crunch normale, in più non effettuare in maniera completa la torsione del busto.
•    Crunch inverso, gambe piegate , piedi sollevati da terra, braccia lungo i fianchi, o lateralmente alle spalle, o dietro la testa. Sollevare il bacino da terra indirizzando le ginocchia verso il capo o verso il soffitto (più complesso e intenso). Ottimo per lo sviluppo degli addominali “bassi”, anche se come abbiamo visto non c’è una distinzione anatomica degli addominali.
Varianti: Crunch inverso sulla panca, crunch inverso alla sbarra.
Errori da evitare: sbattere il bacino nel movimento di ritorno, andare oltre i 90° con le gambe, aiutarsi molto con le braccia lungo in fianchi.


In conclusione gli addominali sono un gruppo muscolare che ispira grande fascino, sono le fondamenta di un corpo, sono attivati continuamente come stabilizzatori del tronco, agendo attivamente nel mantenimento della postura e se ben allenati limitano il carico sulla colonna vertebrale. Quindi indispensabili anche per chi come noi amanti della corsa stiamo tante ore sulle gambe per allenamenti lunghi e intensi. Quindi una buona carrozzeria, tonica ed efficiente, ci permette di correre a lungo e sempre più veloce. Provare per credere, iniziate a dedicare del tempo non solo alla corsa, ma anche allo sviluppo e mantenimento di una buona parete addominale. Eliminate qualche chilometro di corsa e dedicate quel tempo alla tonificazione addominali, il vostro organismo,e soprattutto la vostra schiena ve ne sarà grata.

Buona corsa a tutti!

sabato 3 agosto 2013

Le ultime scarpe per correre (agosto 2013)

Le ultime scarpe per correre (agosto 2013)

Le scarpe da allenamento servono a macinare strada e il loro scopo è proteggere e accompagnare il piede da infortuni e usura.
Quali caratteristiche devono avere?
  • Sono molto protettive e – nella maggior parte dei casi – hanno suole molto ammortizzate
  • Generalmente hanno un peso che va da 280/300gr in su
  • Sono costruite per durare molti chilometri (di solito circa 800Km, poi si scaricano)
  • Sono studiate per favorire la rullata completa tallone-punta.
  • La maggior parte ha un drop classico (12 mm) ma stanno comparendo alcuni modelli con drop 8 mm (che spinge a un appoggio verso l’avampiede).
  • Le trovate di tutte le marche, colori e forme: scegliete quella dove correte meglio, non quella che appaga di più il vostro senso estetico.
Questi sono alcuni degli ultimi modelli usciti:

Mizuno Wave Rider 16

Mizuno_Wave_Rider_16_1-640x335La Rider 16, scarpa da running modello-simbolo dell’intero marchio, è giunta ormai alla sua sedicesima versione: ulteriormente migliorata e ancora più leggera,  raccoglie l’evoluzione di tutte le tecnologie Mizuno studiate per aumentarne il dinamismo, la reattività e il comfort mantenendo però la scarpa ben ammortizzata e reattiva. è una scarpa molto veloce, ben protettiva e, grazie alla tecnologia Mizuno Gender Engineering, con un modello da donna sviluppato appositamente e non derivato dalla versione maschile. Un “must have” nella vita di ogni runner.
Peso: 300g
Consigliata se vuoi: una scarpa veloce e protettiva con un’ammortizzazione secca e reattiva

Nike Vomero+ 8

Nike_Vomero_8_01-640x335Ottava versione, ottavo miglioramento di un classico del running. Vomero+ 8 è un concentrato di tecnologia Nike: Dynamic Fit che avvolge il piede dal tallone sino al mesopiede, mesh traspirabilissima, più leggerezza delle versioni precedenti, inserti Zoom nella suola dal tallone sino all’avampiede per garantire un comportamento reattivo e una protezione particolare per il tallone grazie alla gomma al carbonio della suola.
I profondi intagli della suola favoriscono una rullata fluida, ancora più piacevole grazie alla morbidezza dell’intersuola Fitsole e al comfort della calzata.
Predisposta per il sensore Nike+.
Consigliata se vuoi: una scarpa orientata al comfort, con una buona reattività: un classico del running

Saucony ProGrid Triumph 10

saucony_triumph_10_1-640x335La caratteristica principale delle Triumph 10 (già dal modello precedente) è il drop di 8 mm e il tallone interamente sdoppiato che favoriscono una rullata più fluida, dinamica ed efficiente. Questa scarpa è adatta ad allenamenti e gare su qualsiasi tipo di distanza, garantendo grande protezione, un comfort costante e un’ottima flessibilità. Uno dei principali modelli di punta di Saucony, favorisce la transizione verso un appoggio in avampiede. Se la vedete sugli scaffali non esitate a provarla.
Peso: 295 grammi (9US)
Consigliata se vuoi: una scarpa innovativa, molto equilibrata e pensata per migliorare la meccanica della corsa

New Balance 1080

New_Balance_1080_1-640x335Pensata per i runner di peso medio-leggero con appoggio neutro, la scarpa è perfetta per chi è alla ricerca del massimo ammortizzamento e ama correre per molti chilometri nel massimo comfort, con una scarpa traspirante e leggera nella tomaia. Il coordinamento di materiali suola/intersuola assicurano la massima leggerezza e flessibilità torsionale, garantendo una corsa sempre fluida.
Peso: UOMO 288 g DONNA 225g

Nike Structure +16

Nike_Structure_16_01-640x335Stabilità, traspirazione, comfort. Questi i cardini delle Nike Structure+ 16. Stabilità con il supporto antipronazione, comfort e traspirazione intrecciati e resi possibili dal mix della mesh altamente traspirante e dalla intersuola in Phylon che, assieme alla suola, garantisce un’ottima ammortizzazione chilometro dopo chilometro. L’intersuola in gomma con inserti Zoom all’avampiede garantisce un profilo basso ma con comportamento reattivo e un consumo della suola ridotto e ecologicamente virtuoso grazie agli inserti in gomma al carbonio nei punti più sollecitati.
Il supporto al tallone Dynamic stabilizza il tallone in appoggio.
Predisposta per il sensore Nike+.
Consigliata se: sei un runner con lieve/media iper-pronazione e vuoi una scarpa comoda che non sacrifica la rullata morbida e l’ammortizzazione

Brooks Glycerin 11

brooks_glycerin_11_01-640x335Come si migliora una scarpa amatissima e popolarissima? Alleggerendola con l’integrazione dei supporti letteralmente stampandoli in 3D sulla mesh altamente traspirante, per esempio. Semplificando la sua già inconfondibile estetica.
Confermando il collaudatissimo sistema di ammortizzazione adattativa DNA (la durezza della suola cambia a seconda della velocità). Eliminando molti supporti meccanici e riducendo la loro presenza sulla suola. Il risultato è una calzata comodissima e senza cuciture e una morbidezza di rullata contrastata solo dalla reattività della suola e spostata sempre più verso l’avampiede per spostare il baricentro del runner in avanti. Risultato: una scarpa sempre più veloce. Ehi, parliamo sempre della Glycerin!
Disponibile da giugno 2013 sia per uomo che per donna.

K-Swiss Blade Max Express

K-Swiss_Blade_Max_Express_01-640x335Se non conosci K-Swiss significa che non hai mai guardato una gara di triathlon. Beh, dovresti farlo! Le Blade Max Express sono scarpe da running, estremamente confortevoli e adatta a qualunque percorrenza e peso. L’ammortizzazione è delegata al sistema Blade su suola e intersuola che assorbe l’impatto e favorisce lo stacco. Una sorta di effetto molla che ammortizza in modo efficiente e, parallelamente, migliora la reattività.
Il comfort di calzata è completato da una tomaia senza alcuna cucitura. Non pensate siano delle scarpe dedicate a chi pratica la triplice disciplina: sono adatte a qualunque runner cerchi una scarpa da allenamento.
Consigliata se vuoi: una scarpa perfetta per allenamenti lunghi con una ammortizzazione efficace e un’ottima reattività

Adidas Adistar Boost

Adistar_Boost_01-640x335La nuova mescola BOOST™ usata nella suola delle Adistar – già utilizzata nelle innovative adidas Energy Boost – viene impiegata nel tallone delle Adistar per garantire reattività e durabilità della suola che mantiene caratteristiche elastiche e meccaniche fuori dal comune.
Il sistema di supporto Formotion garantisce un movimento indipendente al tallone, permettendo alla scarpa di adattarsi allo stile individuale di ogni runner, anche grazie al sistema Torsion che lascia avampiede e tallone muoversi indipendenti ed in libertà.
Tomaia in tessuto leggero: flessibilità e perfetta calzabilità e assenza di supporti. Le Adistar sono un tecnologico calzino montato su una suola all’avanguardia.
Compatibile con miCoach.
Consigliata se vuoi: una scarpa molto innovativa nella suola e nella meccanica della rullata